Lunigiana Trail #0

Da un pò di tempo ci stavo pensando, dopo aver adocchiato la traccia su bikepacking.it, sembrava proprio un bel giro,dovevo solo trovare il momento giusto e capire come organizzarmi. Così lunedì, appena ho saputo che sarei stato libero mercoledì e giovedì, si è accesa la scintilla. Un’occhiata al meteo che sembra tutto sommato reggere, almeno per la notte, la cosa che mi preoccupa di più visto che ho deciso di andare leggero, molto leggero. Il martedì sera preparo le borse, minimo indispensabile ma autosufficienza al 100%. Metto la fidata bluepig con gomme esagerate in macchina, faccio un ultimo check e vado a scaricare la traccia e a studiarla molto velocemente per capire quanto e dove dovrò soffrire.

240km x 7000m D+ questi i numeri del LT.

Un paio di salite lunghe ma non preoccupanti sembrano segnare la prima parte di percorso che ho deciso di affrontare, infatti per motivi logistici decido di partire da Aulla e non da Pontremoli, il resto non sembra essere troppo ignorante.

Ore 6.00 di mercoledì parto alla volta della Lunigiana.

Alle 7.00 arrivo ad Aulla, parcheggio ed affogo in un mare di nebbia prima ancora di iniziare a pedalare, l’umidità mi entra nelle ossa e ho bisogno di diversi km per scaldarmi. Inizia finalmente la salita, e salendo mi lascio dietro la nebbia. C’è uno splendido sole, gli uccellini cantano e in giro non c’è anima viva, cosa chiedere di più!

Procedo spedito, anche se la salita sembra non finire mai ogni tanto c’è qualche tratto piano in cui tiro un pò il fiato, faccio due foto e cerco di fermarmi il meno possibile.

Superato il 25esimo chilometro inizia un tratto “mangia e bevi” di una 15ina di chilometri, una strada sterrata bellissima che corre in quota e con una vista mozzafiato su valli, castelli e pascoli fino al mare e al golfo di La Spezia. Me lo sono goduto davvero. Una sosta un pò più lunga, un pò di cocco essiccato e con il sole che c’era sembrava di essere ai tropici

Arrivo ad Andelano che procedo ancora spedito, faccio una sosta per prendere acqua alla fontana del paese, scambio due parole con un simpatico vecchietto che sta pulendo il campo dai rovi e che si lamenta che sono tutti andati via dalla montagnia, tutti a vivere in città.

Effettivamente è la prima persona che incontro da quando sono partito da Aulla, gli altri paesini che ho passato erano deserti, nessuno in giro, nemmeno una macchina, non un bar ne un’alimentari, nulla di nulla.

Ricomincia la salita, si alza il vento, arrivano le nuvole ed inizio a soffrire, non so più cosa tenere addosso, se tengo la giacca ho troppo caldo e sudo, se la tolgo ho troppo freddo per il vento, cercare una soluzione mi rallenta non poco, nel frattempo inizia a piovere. Arrivo nei pressi del Villaggio degli Aracci pensando che la salita sia finita e che adesso sia quasi tutta discesa fino a Pontremoli, mi riparo in un bosco dall’aspetto incantato, mi preparo un tè e mangio qualcosa. Mai scelta fu più sbagliata, soprattutto psicologicamente.

Appena riparto, credendo di incontrare quasi solo discesa, mi trovo davanti una fiumara su cui si pedala davvero male, sono costretto per alcuni tratti a scendere a piedi, poi finalmente salgo di quota, entro in una faggeta e il terreno migliora notevolmente, ma resta pur sempre in salita.

Arrivo in cima al Monte Afra in netto ritardo sulla tabella di marcia che speravo di rispettare per riuscire a finire il giro in 2 giorni.

La salita sembra non finire mai, sta continuando ad alternare pioggia e vento, cosa che mi infastidisce non poco, ma almeno il vento mi asciuga tra uno scroscio di pioggia e l’altro. Inizia un bellissimo single track in discesa, sono estasiato, ma dopo poco ecco che trovo il sentiero DISTRUTTO dalle moto. Trovo dei cartellini sugli alberi “prova nazionale enduro”. La mia rabbia sale ancora quando scopro che tutto il sentiero in discesa è usato da questi incivili egoisti ed è devastato ed infattibile in sella, anche a piedi cado un paio di volte.

Procedo sempre più lentamente e sto accumulando un bel ritardo.

Per fortuna vicino al Lago Verde incontro una coppia di anziani che sta sistemando la legna, mi offrono dell’acqua, mi raccontano di come sono riusciti a portare l’acqua dalla sorgente a li, nel 1980, tutto a mano per chilometri, mi raccontano delle famiglie che vivevano nelle case vicine e che con gli anni se ne sono andate, loro rimangono, “tengono pulito” mi dicono, e poi qui si sta bene, si respira l’aria buona e non c’è la televisione. E come dargli torto.

Procedo nel bosco, la strada è ben tenuta e riprendo un buon ritmo, guado il torrente verde, un paio di km di saliscendi e dovrebbe iniziare la discesa verso Pontremoli.

Puntuale ,come solo le cose fastidiose e non desiderate sanno essere, inizia a piovere insistentemente, le nuvole si abbassano, passo la bellissima foresta di Brattella e inizio a credere che forse la Lamma mi ha fregato.

Adesso è tutta discesa fino a Pontremoli, secchiate d’acqua dritte in faccia. Entro nel primo bar, di una tristezza infinita, il bar, ma pure io non sono proprio di buon umore. Bevo una coca-cola, bevanda che sempre ho trovato di cattivo gusto ma che mi sta confortando non poco. Accendo il telefono, guardo le previsioni meteo per la notte, tiro qualche ingiuria al mondo e anche a me che da lunedì non le avevo più controllate. Monto in sella, pedalo 5 minuti ancora sotto la pioggia e poi entro in stazione.

La mia avventura sul Lunigiana Trail finisce qui.

Forse la primavera non è il periodo migliore per viaggiare ridotti all’essenziale, forse con una tenda sarei rimasto, o forse no. Di certo c’è che tornerò perchè il percorso che ho fatto finora è splendido, duro e vero.

1 commento su “Lunigiana Trail #0”

  1. Eh l’avevo adocchiato pure io ma in 2 giorni non ce la farei mai. Prima o poi però mi leverò la curiosità. Peccato per il meteo che hai dovuto mollare ma un plauso per il coraggio e la tenacia.

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