Passo Lucese, domenica 2 dicembre 2018, ore 09:34. 

Partiamo per il giro, la giornata non promette nulla di buono: tanta umidità, le previsioni danno peggioramenti nel pomeriggio e non sappiamo se l’osteria sarà aperta al nostro ritorno.

Iniziamo subito a salire decisi, l’umidità si fa sentire e benchè sia quasi inverno anche le temperature sono piuttosto alte, inizia la classica svestizione di mezza stagione. Perchè malgrado siano anni che andiamo in bici durante tutto l’anno non abbiamo ancora imparato a vestirci in base alla temperatura?

Arriviamo rapidamente all’imbocco del sentiero CAI 101, mantendo poi la destra verso il rifugio Paolo Barsi. Questo tratto è un single track molto divertente sia in salita che in discesa, ha molti rilanci e ostacoli, un paio di tornanti e molti castagni secolari caduti dopo una forte bufera di qualche anno fa che rendono l’ambiente “mistico”.

Al rifugio ci riforniamo di acqua e proseguiamo in direzione Campo all’orzo, passando dalla focetta di San Vincenzo, dove si incontrano diversi sentieri provenienti dal versante camaiorese. Il sentiero si fa più tecnico e in diversi punti siamo obbligati a scendere data la pendenza e gli ostacoli.

Arrivati a Campo all’orzo, si mostra a noi l’obiettivo di giornata, intuiamo tra la nebbia la nostra meta: la vetta del monte Piglione. Proseguiamo quindi spediti fino alla selletta da cui parte il sentiero di vetta, ci fermiamo per divorare qualche barretta, e incontriamo una comitiva piuttosto variegata che scende dal percorso che ci accingiamo a fare, tra questi anche tre ragazzi asiatici che ci guardano perplessi, non capendo, immagino, il motivo della presenza di biciclette in montagna.

Una barretta a testa, discussione sull’abbigliamento da adottare dopo la sosta e ripartiamo fieri, i tre asiatici continuano a guardarci, e noi ci carichiamo in spalla le bici. Da qui inizia il portage.

Affrontiamo una prima parte molto ripida, quasi verticale, coperta da scalini, discutendo sulla possibilità o meno di farla in discesa, immaginiamo linee folli che nemmeno Josh Bender si sognerebbe di percorrere e arriviamo alla conclusione che tanto lo faremo a piedi.

Proseguendo il sentiero diventa molto più agevole, la nebbia più fitta e il vento più forte. Proseguiamo un’oretta bici in spalla e raggiungiamo la vetta.

Soddisfatti facciamo una pisciatella, scattiamo qualche foto e partiamo per la splendida discesa.

La prima parte in cresta è tutta fattibile e spettacolare, la nebbia corre veloce insieme al vento, e malgrado non ci faccia godere di un bel panorama è un clima che ci appaga. Dalla selletta fino alla fine del sentiero di vetta si fa tutto in costa al monte, sentiero molto flow pulito e tutto pedalabile, a meno che non abbiate pedali molto bassi da terra come il sottoscritto, in quel caso vivrete un calvario.

Ovviamente l’ultimo tratto molto ripido cosparso di scale lo abbiamo fatto a piedi.

Rientro a campo all’orzo in cresta molto molto divertente, piccola sosta per godere ancora un pò della magia di questa pieve, e ripartenza su sentiero CAI 102, questo merita davvero di esser fatto, tante curve e velocità smodata, fino all’agglomerato di Ritrogoli. Da qui in avanti il sentiero è abbandonato, abbiamo provato ad avventurarci ma i tanti alberi caduti e il sentiero malmesso ci hanno fatto desistere.

Siamo così tornati a Ritrogoli e abbiamo preso un bel single track che ci ha condotto di nuovo al rifugio Paolo Barsi, questo merita sicuramento molto di esser fatto in discesa, in salita è tutto portage.

Rientro alla macchina sul sentiero CAI 101 fatto all’andata, assalto all’osteria, discussione sul vino acido e torta spacciata per homemade alla crema di nocciole che in realtà è la torta margherita farcita con la nutella.

Bella bella domenica.

Ah eravamo io e Dario come al solito quando c’è da spingere la bici!

Il giro benchè breve merita se siete amanti della fatica, i posti sono stupendi e ragazzi il vino portatelo da casa!

Matteo

p.s. : ho scattato altre foto su pellicola perciò le metterò non appena saranno sviluppate, 2 settimane circa.

prima parte di discesa dalla vetta
prima parte di discesa dalla vetta
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