Due giorni in bikepacking sull’Appennino Tosco-emiliano

Era un’esperienza che volevo fare da un sacco di tempo: un bel giro di due giorni a zonzo per crinali appenninici, in autosufficienza e con spirito più vicino all’escursionismo che alla MTB. Ero sicuro che Matteo avrebbe condiviso lo stesso entusiasmo, anche perchè lui, al contrario di me, conosce poco quella parte di Appennino.

Delineiamo così, davanti ad un paio di birre, un itinerario più o meno preciso, con un paio di punti fermi: partenza dalla Doganaccia e pernotto in tenda al lago Scaffaiolo. Il primo giorno ricalca il giro che feci a Settembre dell’anno scorso. Il programma per il secondo giorno è un po’ vago, contiamo di scendere verso Cutigliano tramite una serie di sentieri dei quali però non conosciamo la fruibilità in MTB… vedremo, qualcosa ci inventeremo.

Ci organizziamo per essere il più possibile autosufficienti, un po’ per spirito di avventura, un po’ a causa della nostra cronica tirchiaggine/povertà. Il nostro equipaggiamento comprende quindi fornellino a gas con kit essenziale di pentolino e posate da campo, qualche pasto disidratato, tenda due posti, materassini e qualche indumento per stare al caldo la sera e la notte. E’ anche la prima esperienza per entrambi di un giro AM con borsa da bikepacking da sella (Topeak Backloader 10l).

Per guadagnare qualche ora di sonno dormiamo a Bagni di Lucca, e la mattina di giovedì, lasciata l’auto a Cutigliano, saliamo in funivia fino alla Doganaccia (1450 msl). La giornata è splendida, il panorama, l’aria frizzante e la totale assenza di turisti ed escursionisti della domenica ci carica come le strombole. Passiamo il passo della Croce Arcana e attacchiamo il crinale appenninico in direzione Cima Tauffi, un misto di tratti pedalabili e a spinta, in una cornice fatta di prati di quota e di azzurro senza una nuvola, uno spettacolo che potrei vedere 100 volte e per 100 volte mi emozionerebbe. Arriviamo presto ad una selletta denominata colle dell’Acquamarcia (1631 msl) per la presenza di pozze stagnanti, dove imbocchiamo la prima discesa della giornata, il CAI 417, un sentiero abbastanza tecnico, con passaggi su roccia che affrontati con la borsa e lo zaino pieno non sono affatto banali. Ma l’adrenalina è alle stelle, prediamo rapidamente le misure e scendiamo, un po’ impacciati ma senza danni.

La discesa incrocia una lunga carrareccia che ci porta al sentiero CAI 445, che affrontiamo in salita quasi tutto a spinta fino al passo del Colombino (1530 msl), per poi rifarlo tutto in discesa passando dal borgo abbandonato di Mirandola e arrivando infine ad Ospitale. Una discesa meravigliosa (che già conosco, un paio di anni fa ci lasciai una spalla!), un lungo flow su terra battuta e radici, immersi in bosco di faggio, un sentiero dal ritmo veloce e regolare, completamente naturale, insomma un godimento. Le borse qui ci limitano veramente poco, non ci sono grossi gap o scalini, quasi niente di scassato. Voliamo giu veloci pennellando le curve, quasi senza parlare, come a non voler turbare il bosco che ci ospita e “tollera” questa intrusione veloce.

Giunti a Ospitale risaliamo con ritmo blando ma regolare, aiutati dalla temperatura mai troppo calda, fino al Capanno Tassoni, dove ci concediamo un lauto pranzo che contribuisce a vanificare il nostro proposito di risparmio per questi due giorni.

La salita per tornare alla Croce Arcana è una bella carrareccia regolare, quasi tutta all’ombra, e in poco meno di 45 minuti siamo di nuovo in cresta. Arriviamo al lago Scaffaiolo (1779 msl) intorno alle 18, dove ci godiamo una bella Weiss al rifugio Duca degli Abruzzi. Qui il vento è una costante, per cui si tratta solo di trovare un punto in cui montare la tenda e beccarcene il meno possibile. La temperatura cala rapidamente, siamo entrambi vestiti un po’ leggerini e qualche nuvolone passeggero ci preoccupa, così per un attimo valutiamo di dormire nel bivacco vicino al rifugio, dove ci sono alcune brande, ma alla fine decidiamo di montare la tenda ed usare il bivacco solo per prepararci la cena.

La mattina dopo, grazie ai consigli dei ragazzi del rifugio, si delinea finalmente il programma della giornata: scenderemo verso Pracchia lungo alcuni sentieri che ci dicono essere davvero meritevoli di essere fatti in MTB. Le energie e la voglia goderci a pieno questo secondo giorno non mancano, quindi non ci facciamo scoraggare dai 22 km di asfalto che separano Pracchia da Cutigliano, dove abbiamo l’auto; inoltre il rifugista ci consiglia un percorso di rientro alternativo che potrebbe tagliare fuori tutta la strada provinciale fino a San Marcello Pistoiese.

Ci dirigiamo quindi verso il passo dello Strofinatoio (1846 msl) e imbocchiamo il CAI 00 verso il passo del Cancellino (1630 msl) (discesa abbastanza scassata che mette un po’ alla prova la nostra abilità di discesisti appesantiti dalle borse), dal quale imbocchiamo il CAI 20, il classico sentiero scavato dove si toccano i pedali ed è quasi impossibile pedalare. Ma non osiamo lamentarci, ci troviamo in quota, al fresco, circondati da un panorama stupendo. Perdiamo quota lentamente, le discese sono dolci, immerse in boschi di faggi e abeti. Passiamo il rifugio del Montanaro (1559 msl), percorriamo un tratto del CAI 3 ed infine arriviamo al CAI 33, uno splendido sentiero super flow, tutto in bosco, che sembra non finire mai, che ci conduce fino all’abitato di Case, ed infine a Pracchia.

Dopo un panino in paese decidiamo di rientrare a Cutigliano per la via alternativa consigliataci dai ragazzi del Duca degli Abruzzi. Riguadagnamo quota in fretta con una lunga ed inesorabile salita che non molla mai, da loc. Abetina (sulla provinciale) fino a Spinarazza e poi a Capannone: 550 mt di dsl in  4,5 km! Da qui, prima con il sentiero CAI 15 (che facciamo quasi tutto a spinta) e poi con una lunga carrareccia in un meraviglioso bosco che sembra più Oregon che Appennino Pistoiese, scendiamo sul sentiero CAI 2 fino a San Marcello. Arriviamo a Cutigliano dove ci attende l’ultima grande fatica: la salita fino al parcheggio della funivia. Onestamente, non crediamo di farcela, ed invece ci sorprendiamo di noi stessi arrancando con passo lento ma regolare, eslando finalmente l’ultimo respiro alla base della funivia.

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2 giorni di bikepacking sull’Appennino pistoiese from Matteo Mariotti on Vimeo.

 


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